San Tarcisio

San Tarcisio

SAN TARCISIO
protomartire dell’Eucaristia e patrono dei Chierichetti

Chiunque tu sia che leggi, sappi che pari fu il merito dei due santi, ai quali, dopo il premio del martirio, Damaso pontefice rivolge questi elogi. Il popolo giudaico con le pietre aveva colpito a morte Stefano: lui, che predicava il bene, aveva così trionfato sul nemico. Fu il primo, il fedele diacono, a conquistare il martirio.
Il Santo Tarcisio portava i misteri di Cristo, quando una mano criminale tentò di profanarli egli preferì essere ucciso e rimettere l’anima piuttosto che cedere le Membra Celesti a quei cani rabbiosi.
Papa Damaso, sec IV Epigramma n°XIII
Tarcisio era un ragazzino che frequentava le Catacombe di San Callisto ed era molto fedele alla vita di quella giovane Chiesa.
Egli ricevette i Sacramenti, nonostante essi si amministrassero solo agli adulti; prima del Battesimo la Chiesa prevedeva un periodo triennale (“Catecumenato”) di preparazione; dopo questi tre anni, i padrini garantivano le buone intenzioni del catecumeno, quindi si giungeva al Sacramento. Durante la Veglia Pasquale, come era usanza di allora, Tarcisio ricevette questi tre sacramenti, detti “dell’iniziazione cristiana”, ossia – appunto – il Battesimo, l’Eucaristia e la Confermazione. Divenne anche un accolito.
Negli anni di Valeriano le persecuzioni erano veramente brutali ed era diventato assai arduo il compito dei Diaconi e degli Accoliti, che dovevano portare l’Eucaristia dalle Catacombe alle carceri e agli ammalati. Erano tempi davvero duri e, un giorno, il sacerdote della Catacomba di Tarcisio, dopo aver preparato il Pane per la distribuzione all’esterno, si guardò attorno per cercare qualcuno che si incaricasse di tale gravoso compito.
“Padre, manda me”. Una voce echeggia nella Catacomba; la voce è quella di un giovane, Tarcisio appunto, che si offre volontario.
Alla protesta del sacerdote, che lo riteneva troppo giovane, egli rispose: “Padre mio, la mia giovinezza sarà la miglior salvaguardia. non negarmi questo onore, ti prego!”. Il dialogo si concluse poi così: “Tarcisio, ricordati che un tesoro celeste è affidato alle tue deboli cure. Evita le vie frequentate e non dimenticare che le cose sante non devono essere gettate ai cani né le gemme ai porci. Custodirai con fedeltà e sicurezza i Sacri Misteri?”. “Morirò piuttosto di cederli”, fu la risposta del giovanetto.
Tarcisio attraversò dunque le vie della città, evitando sia i luoghi molto frequentati sia quelli troppo deserti. Tarcisio accelerava il passo, raccolto in pensieri santi e sublimi. Non distava molto dal carcere: c’era soltanto da attraversare una grande piazza, dove alcuni ragazzacci facevano gazzarra.
“Ci manca uno per completare la squadra (per il gioco)”, gridava il caporione, “come facciamo?”. Videro passare in quel momento Tarcisio, che era conosciuto da quei ragazzi, che però non sapevano che era un cristiano. Egli rifiutò l’invito a giocare e, nonostante essi insistettero, egli stringeva le mani al petto e rifiutava ancora. Ad un certo punto il caporione si accorge che egli incrociava le mani e gli chiese cosa custodiva lì dentro. Egli strinse ancor più le sue mani, mentre gli altri cercavano di strappargliele, poi giunse un signore anziano che capì che era un cristiano che portava i Santi Misteri. Appena si seppe questo iniziò il pestaggio: il sangue di Tarcisio cominciò a spandersi su quel luogo, mentre ormai i colpi e i calci non si contavano più. Giunse allora un erculeo ufficiale pretoriano di nome Quadrato, segretamente cristiano, che intimò a quelle canaglie di andarsene. Appena la piazza fu libera, si chinò sul morente Tarcisio che gli disse: “Io sto morendo, Quadrato, ma il Corpo del Signore è salvo! Ti prego, portami dal sacerdote!”. Giunto là, Tarcisio era già morto.
Subito le sue spoglie furono poste nelle stesse Catacombe di San Callisto. Vennero poi spostate nella Tricora occidentale e infine nella Chiesa di San Silvestro in Capite dove tuttora riposano
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