Slongòm el pas

Slongom èl pas che ‘l sachél l’è pas : così diceva il prete ai chierichetti durante la processione per un funerale. Allunghiamo il passo, perché, tanto, il sacchetto dell’elemosina è quasi vuoto. Era il funerale dei poveri, l’obet dei poerecc, che le persone di una certa età ancora ricordano.

Poveracci che durante la vita avevano sopportato ogni sorta di umiliazione, dovevano subirne altre pure da morti.
Si cominciava subito, a cadavere ancor caldo, come si suol dire: la notizia della morte veniva diffusa alla comunità attraverso il suono della campana. Una sola. Tant’è che dopo due o tre rintocchi, sempre quelli e sempre monotoni, la gente capiva che rea toccato ad un povero.
Poi, di corsa dal falegname il quale, dopo aver preso le misure, confezionava la bara col legno più a buon mercato, probabilmente di albera. Rimanevano pochi soldi, quindi si diceva al prete di andare al risparmio. Ma, forse, non c’era neanche bisogno di dirlo: era il prete stesso che toglieva l’imbarazzo ai familiari proponendo l’obet dè tersa, cioè l’obet dei poerecc.
Il prete tirava fuori dall’armadio la pianeta e il piviali più logori, dai colori sbiaditi, magari rattoppati e in chiesa si accendevano poche candele per non consumare troppa cera.
Anche il sacrestano non si sprecava molto nel tirare le corde.
Conoscendo la chiesa di oggi stentiamo a crederci, eppure stiamo parlando di decenni fa, non di secoli.
Per il funerale dei ricchi, naturalmente, tutto un altro scenario: suonavano tutte le campane, il prete tirava fuori la pianeta e il piviale più belli, la bara etra trasportata da un carro tiratoi da cavalli e non mancavano mai, nelle città, le orfanelle con la loro caratteristica divisa.
Dove non c’erano le orfanelle, vi provvedevano i bambini dell’asilo, anche loro in divisa, fornita dalle monache.
Chi scrive si ricorda, seppur vagamente, di avervi partecipato. Se non erro, la divisa eracost5ituita da una mantellina blu, uguale per tutti. Qualcuno sostiene che si indossava un grembiule a quadretti bianche e blu per i maschi e banco e rosso per le femmine. Quello che tutti ricordiamo bene erano quelle odiatissime calze bianche, lunghe, che si agganciavano alle braghette e che nessuno dei maschi avrebbe voluto indossare. Mi sembra che sulla testa si portasse un berrettino circolare.
Durante il corte, il prete, stavolta, non chiedeva ai chierichetti di allungare il passo, nonostante la predica fosse stata più lunga del solito. E, a meno che il defunto non fosse stato in vita un peccatore incallito, se n’era anche parlato bene.
Potenza dell’offerta!
Ma questo tutti lo sapevano, tanto che la cultura popolare aveva confezionato un detto su misura, per queste occasioni: parlomen bé che èl sachèl l’è pié, ossia parliamone bene, visto che il sacchetto delle elemosine è ben gonfio!
Diciamo che se la Chiesa, a quei tempi, non dava una buona immagine con queste discriminazioni, al popolo non difettava certo l’ironia. Eppoi, la cosa più importante etra che ci fosse almeno un prete per l’ultima benedizione e qualche moccolo acceso: al resto , avrebbe pensato la giustizia divina a livellare le differenze.
Il dramma era quando non si ricevevano i sacramenti perché se era morti in flagranza di peccato o addirittura scomunicati. Qui non si trattava più di scegliere tra funerali di prima, secinda o terza.
Al mattino presto o di notte, senza candele, senza messa (sine luce, sine cruce), ci si recava di corsa al cimitero per una frettolosa preghiera e per una sepoltura fatta in un terreno adiacente al camposanto, non consacrato.
Non osiamo metterci nei panni di quei parenti che, già scossi dal dramma del suicidio del loro caro, dovevano seppellirlo di nascosto come se si fosse trattato del più abietto degli esseri…

Danilo Agliardi

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