{"id":670,"date":"2012-08-06T13:46:06","date_gmt":"2012-08-06T12:46:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/wp\/?page_id=670"},"modified":"2014-08-07T09:32:02","modified_gmt":"2014-08-07T08:32:02","slug":"le-visite-pastorali-a-ciliverghe","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/sito\/index.php\/storie\/curiosita\/le-visite-pastorali-a-ciliverghe\/","title":{"rendered":"Le visite pastorali a Ciliverghe"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/DSC_0091.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-1145\" title=\"DSC_0091\" src=\"http:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/DSC_0091-682x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"245\" height=\"368\" srcset=\"http:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/DSC_0091-682x1024.jpg 682w, http:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/DSC_0091-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 245px) 100vw, 245px\" \/><\/a>Fino al Concilio Vaticano II, il Concilio di Trento (1545-1563) rappresentava uno spartiacque nella storia della Chiesa, tant\u2019\u00e8 che molti storici parlano di una Chiesa pretridentina e postridentina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo Concilio fu rivoluzionario non solo perch\u00e9, fallito il tentativo di riconciliazione con Lutero, diede avvio ad una radicale riforma dei costumi della Chiesa, ma anche perch\u00e9 impose regole che durarono secoli e molte sono tutt\u2019ora in vigore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra queste, le visite\u00a0 pastorali. Ce n\u2019era proprio bisogno. Molti religiosi risultavano titolari di parrocchie pur non avendo mai posto piede nella chiesa del luogo: comperavano il titolo per godere delle rendite, poi, a celebrare, vi mandavano qualche chierico, naturalmente sottopagato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fosse stato solo questo! Molti preti avevano in casa delle donne che, ufficialmente, risultavano serve (non esisteva ancora il termine perpetua: verr\u00e0 usato solo alla met\u00e0 del 1800, con la\u00a0pubblicazione dei Promessi Sposi); di fatto, per\u00f2, erano ben pi\u00f9 di semplici colf\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu proprio il Concilio di Trento a stabilire che le governanti dei parroci dovessero aver superato il quarantesimo anno. Dispiace per le quarantenni di oggi. A loro discapito, per\u00f2, occorre ricordare che, una volta, si invecchiava molto prima.\u00a0 Ebbene, la visita del vescovo nei paesi della diocesi doveva servire a controllare, diciamo cos\u00ec, lo stato di salute\u00a0 delle parrocchie, cominciando dai preti, poi si passava ai fedeli e, infine, allo stato di conservazione degli edifici. Alla fine, il vescovo stendeva una relazione, all\u2019interno della quale emanava i vari decreti, che dovevano essere\u00a0rigorosamente rispettati. Pena, la scomunica o la chiusura dell\u2019edificio. Queste relazioni sono tanta manna per noi, perch\u00e9, oggi, ci consentono di ricostruire la storia dei nostri edifici religiosi. Gli originali delle relazioni si trovano nell\u2019archivio vescovile di ogni diocesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima visita pastorale a Ciliverghe avviene nel 1573 ed \u00e8 opera del vicario del vescovo Bollani, Cristoforo Pilati. La relazione riguarda la parrocchia di Virle, cui Ciliverghe apparteneva. Sappiamo, da questa relazione,\u00a0 che il prelato arriv\u00f2 a Ciliverghe per\u00a0 salire sul Monte e controllare la chiesetta di san Valentino, la quale, allora, era dedicata al Sangue di Cristo. Non doveva essere in buonissimo stato di conservazione, perch\u00e9 il prelato impose di riparare la chiesa e chiudere le fessure. Vi ritorner\u00e0 cinque anni pi\u00f9 tardi. Pi\u00f9 nessun accenno alle fessure, ma un\u2019annotazione importante: il prelato scrive che la chiesa fu costruita dagli uomini del paese. Scendendo dal Monte, si ferm\u00f2 davanti alla cappella di san Rocco, annotando che di essa si erano presa cura gli Appiani, come ex voto per aver superato indenni la peste dell\u2019anno precedente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel1580 aguidare la visita era, niente meno, che un incaricato di san Carlo Borromeo, Luigi di San Pietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorrer\u00e0 aspettare il 1601 perch\u00e9 alla guida della visita ci sia un vescovo e non pi\u00f9 i suoi aiutanti. Sar\u00e0 monsignor Marino Giorgi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1648 il vescovo Marco Morosini, dopo aver visitato la chiesa sul Monte, dedicata, nel frattempo, a Santa Maria della Neve, annota l\u2019esistenza di una seconda chiesa, da poco eretta: quella di san Carlo, appartenente alla famiglia Paratico. \u00c8, tanto per intenderci, la chiesa che poi passer\u00e0 ai Mazzuchelli e che si trovava nell\u2019ala est della Villa\u00a0 attuale (che ancora non era stata edificata).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguono, poi, altre visite nei due oratori, nel 1656, nel 1667, nel 1673, nel 1683.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente, nel 1702, la prima citazione dell\u2019attuale parrocchiale. Da\u00a0 nemmeno vent\u2019anni era iniziata la costruzione. Di sicuro c\u2019era l\u2019abside, ottagonale e non circolare come appare oggi, e l\u2019altare maggiore. Noi l\u2019abbiamo gi\u00e0 chiamata parrocchiale ma, in realt\u00e0, era ancora un piccolo oratorio, dipendente dalla parrocchia di Virle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nove anni dopo, nel 1711, il vescovo Badoer stende una relazione pi\u00f9 ampia, raccomandando di riparare il tetto e, soprattutto, di impedire l\u2019uso di confessare le donne fuori dal confessionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La visita del vescovo Fortunato Morosini si distingue dalle altre perch\u00e9 la relazione \u00e8 stesa, per la prima volta, in lingua volgare. Siamo nel 1724. Le notizie di maggior rilievo riguardano la presenza di\u00a0 un curato e di un cappellano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla relazione del 1760, opera del vescovo Molino, apprendiamo che nella chiesa c\u2019\u00e8 la vasca battesimale e l\u2019altare del sacro Cuore. Ma, quel che pi\u00f9 \u00e8 importante, \u00e8 che la chiesa, ormai, \u00e8 diventata parrocchiale!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo dalla relazione del 1817, opera del vescovo Gabrio Nava, viene documentata l\u2019esistenza del terzo altare, quello della Madonna del Rosario, e della pala dell\u2019altare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cLa chiesa parrocchiale, che non \u00e8 molto grande, ed \u00e8 piuttosto antica, ha per\u00f2 tutti e tre gli altari di marmo, il primo de\u2019 quali col titolo di S. Filippo Neri, il secondo della SS. Vergine del Rosario, il terzo dell\u2019addolorata. La pala del coro non \u00e8 di cattivo pennello.\u00a0<\/em><em>La parrochiale ha una bella torre e alta con tre campane. La sacristia \u00e8 angusta e manca di camerini per confessare. Parroco Giuseppe Bonomini, anni 39 da Cimbergo, coadiutore Piardi Ermenegilgo d\u2019anni 34. Vi sono anco due chierici, quali per\u00f2 non hanno pur anco la tonsura e sono di altro paese, dimoranti in Ciliverghe per le scuole. Le anime in tutto sono 738, di comunione 436\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa visita, inoltre, si cita l\u2019oratorio dei Caldana, gi\u00e0 esistente dal 1748.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le visite nel 1800 sono in tutto quattro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo quella di Gabrio Nava, segue, nel 1939, quella del vescovo Ferrari, in cui si accenna, per la prima volta alla presenza di una scuola maschile e femminile, per le prime due classi e di un\u2019ostetrica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla di particolare nella visita del vescovo Verzieri, se non l\u2019annotazione della scomparsa dell\u2019oratorio di san Carlo, appartenente ai Mazzuchelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella relazione del 1894, quella ad opera di mons. Corna Pellegrini, si annota, non senza scandalo, che a Ciliverghe circolano dei quotidiani, quali la Provincia, la Sentinella e il Corriere della Sera. Chiss\u00e0 chi li avr\u00e0 letti\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogner\u00e0, invece, aspettare il 1925 per avere la consacrazione della chiesa, ad opera del vescovo Giacinto Gaggia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo parlato, finora, delle relazioni sugli edifici. E sui preti? E sui parrocchiani? Non c\u2019\u00e8 molto da dire. Fino al 1757, il clero era quello di Virle e non risultano situazioni tali da suscitare scandalo ed essere soggette a decreti. Stesso discorso per i fedeli ciliverghesi. A parte l\u2019abitudine di menare il\u00a0 prete di Virle durante il periodo della rivendicazione dell\u2019autonomia (attorno al 1750), per il resto i<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">nostri antenati sono sempre stati tranquilli. Direbbe don Camillo: \u201cQuando dovevano sparare a qualcuno, usavano i pallini piccoli\u2026\u201d. Sempre con delicatezza, per\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Danilo Agliardi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino al Concilio Vaticano II, il Concilio di Trento (1545-1563) rappresentava uno spartiacque nella storia della Chiesa, tant\u2019\u00e8 che molti storici parlano di una Chiesa pretridentina e postridentina. 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