{"id":211,"date":"2012-01-13T18:26:51","date_gmt":"2012-01-13T17:26:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/wp\/?page_id=211"},"modified":"2021-06-09T16:49:18","modified_gmt":"2021-06-09T15:49:18","slug":"i-due-nati","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/sito\/index.php\/storie\/curiosita\/i-due-nati\/","title":{"rendered":"I due nati"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Due nuovi nati. Anzi, tre.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.incamminoperfrancesco.it\/site\/sites\/default\/files\/DSC03567.JPG\" alt=\"\" width=\"628\" height=\"471\"\/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una breve pausa dopo l\u2019Angelus e le campane ripresero a suonare con quei rintocchi inconfondibili che annunciavano qualcosa di gioioso. I braccianti, che a quell\u2019ora si recavano dal capouomo per ricevere gli ordini, riconoscevano bene quel messaggio: la comunit\u00e0 si era arricchita di un nuovo membro. Ma quel giorno lo scampanio dur\u00f2 pi\u00f9 del solito: che fossero due i nuovi nati?<br \/>\nDa giorni in casa dei nobili Mazzuchelli la servit\u00f9 era in agitazione: donne che pulivano ogni angolo della casa, uomini che dovevano ubbidire agli ordini pi\u00f9 strampalati del conte, via vai di conoscenti che giungevano chi dalla citt\u00e0 chi dalle ville dei paesi vicini. Angelina, la donna di servizio pi\u00f9 anziana, quella che accoglieva per prima i padroni quando giungevano in villeggiatura a met\u00e0 primavera, comandava a bacchetta la servit\u00f9 mentre lei, a sua volta, ubbidiva senza batter ciglio, alla levatrice, fatta giungere appositamente dalla citt\u00e0 fin dall\u2019inizio del mese.<br \/>\nFinalmente, poco prima dell\u2019albeggiare, il primo vagito. Era femmina, d\u2019accordo, per\u00f2 l\u2019inconveniente era relativo in quanto l\u2019erede maschio gi\u00e0 c\u2019era e cresceva sano. Eppoi, la signora contessa era giovane e di sana costituzione. La casata, per il momento, non correva pericolo.<br \/>\nIl cappellano, appena avuta la notizia, si rec\u00f2 nell\u2019oratorio di famiglia per ringraziare Dio del nuovo dono e per raccomandarGli la protezione della piccola Barbara.<br \/>\nEra l\u2019anno del Signore 1769, il giorno 24 del mese di Aprile.<br \/>\nAd un tiro di schioppo dalla Villa, fra le ultime case della contrada, prima di inoltrarsi tra i campi, un\u2019altra famiglia festeggiava una nascita. Certo, non c\u2019era la confusione che abbiamo visto dai Mazzuchelli, per\u00f2 un accenno di baraonda non mancava: tutta colpa del nonno Giambattista. Quando seppe che era maschio, scese in cantina per spillare del migliore. Ne bevve subito due boccali: il primo, perch\u00e9 era maschio, il secondo perch\u00e9, come primogenito, avrebbe portato il suo nome. Poi sal\u00ec, pronto a ridiscendere quando fossero arrivato i parenti.<br \/>\nE fu cos\u00ec che Ciliverghe, quel giorno, si ingross\u00f2 di due unit\u00e0. Aveva ragione il campanaro di suonare&#8230;<br \/>\nPer la verit\u00e0, i nati non erano propriamente due. Ce ne sarebbe stato un terzo, anzi una terza, perch\u00e9 era femmina. Ma le campane non avevano di certo prolungato il suono per lei. Anzi, di lei meglio che non se ne accorgesse nessuno. Non se ne sarebbe accorta nemmeno la storia (quella con la esse minuscola) se il parroco, per dovere d\u2019ufficio, non fosse stato costretto a registrarla sui libro dei nati, con incerta calligrafia:<br \/>\n\u201cUna infante esposta sta mattina presso la porta della Chiesa fu raccolta e giudicatala appena nata senza alcun segnale fuor di essere poveramente fasciata. Io la ho battezzata ed ha assistito alla sacra cerimonia del fonte per compatre il signor Carlo Albini e da Reggenti \u00e8 stata mandata alla Ruota del Pio Luogo. Io ho posto nome Petronilla\u201d.<br \/>\nAvvolta in un panno bianco, era stata deposta prima dell\u2019alba davanti al portone della chiesa, non essendoci la ruota.<br \/>\nEra stato il bifolco del Mazzuchelli, che tornava a casa dopo la mungitura, ad accorgersene. Dopo aver sbirciato con fare circospetto in quello strano involucro, corse ad avvisare la moglie. Poi, di corsa dal parroco. Bisognava far presto, meglio sbrigar tutto prima del sole. La moglie, su suggerimento del parroco, corse ad avvisare donna Mostarda, una signora di Brescia venuta da poco in paese; il marito and\u00f2 a svegliare uno dei reggenti perch\u00e9 venisse subito con il calesse.<br \/>\nSbrigate le formalit\u00e0 del breve rito battesimale, il reggente spron\u00f2 il cavallo verso la citt\u00e0, con donna Mostarda che teneva avvolta fra le braccia la piccola.<br \/>\nConoscevano la strada, i nostri: gi\u00e0 due anni prima avevano risolto un\u2019identica situazione. Quando qualcuno veniva abbandonato alla ruota o sul portone della chiesa, dopo i primi accudimenti, veniva portato al pio luogo di Brescia, che si trovava all\u2019interno dell\u2019ospedale maggiore.<br \/>\nPetronilla venne presa dalla portinaia e portata nella Cancelleria, dove si provvide a segnare il suo nome sul registro, il giorno, il mese e l\u2019anno della sua presentazione, l\u2019et\u00e0 e una descrizione dell\u2019aspetto fisico. Le venne, infine, posta una medaglietta attorno al collo, con il nome ed il numero del registro e fu portata nel reparto delle balie per la sua prima poppata. Da quel momento aveva una sua identit\u00e0, figlia dell\u2019ospedale.<br \/>\nMa quale sarebbe stato il suo destino?<br \/>\nVediamo di ricostruirlo, attraverso l\u2019aiuto dei documenti del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pio luogo, come gi\u00e0 detto, si trovava all\u2019interno dell\u2019ospedale maggiore. In esso, oltre agli infermi de piaghe, slogati et scavezzi, venivano accolti tutti li esposti, s\u00ec di Brescia, suo territorio, di Valcamonica, di Sal\u00f2 et sua riviera, da Iorci Novi, Asola et asolano, da Castelgiufredo, Solfrino et Castiono, et anchor da altri luogi circumvicini&#8230;<br \/>\nPer questa ragione, l\u2019ospedale manteneva un certo numero di balie et allevava una dozzina di capre da latte, che si vedevano pascolare tra i padiglioni.<br \/>\nQuando le balie non bastavano, i neonati venivano affidati a puerpere esterne, naturalmente dietro compenso, in denaro o in frumento.<br \/>\nUn dato che riportiamo come esempio. Nel 1580, i lattanti presenti all\u2019interno dell\u2019ospedale erano 19, mentre quelli dati fuori a balia era circa 450.<br \/>\nAl compimento del primo anno di et\u00e0 venivano divisi fra maschi e femmine ed affidati rispettivamente a due donne attempate, figlie dell\u2019ospedale, aiutate da altre cinque: qui rimanevano fino al compimento del nono anno di et\u00e0. Dopo, i trovatelli non adottati da famiglie venivano accolti in uno speciale padiglione dell\u2019ospedale per imparare un mestiere.<br \/>\nI maschi, all\u2019Accademia de putti, dove, sotto la guida di un governatore fanno l\u2019arte del sartore, altri scarpe et alcuni lavorano nelli telarini in far diversa sorte di nistole, et altri, che sono ancor piccioli, gli vengono insegnate lettere da un reverendo sacerdote&#8230;<br \/>\nLe fanciulle, sotto la direzione di una donna anticha et di gravit\u00e0, attendono a filare, altre sono poste a far le bugade, et alcune altre ad incanar la seda, far nistole et cartelle, et anchor alcune ve ne sono che lavorano nel telaro, facendo delle tele di ogni sorte et tutte quelle che non sanno leggere vengono insignate, et anchor de buoni costumi fidelmente disciplinate dalle sudette donne che hanno cura&#8230;&#8230;<br \/>\nA sedici anni, i maschi venivano affidati ad alcune famiglie di artigiani per imparare un mestiere, mentre le femmine diventavano serve in casa di famiglie signorili.<br \/>\nQuando si sposavano, avevano diritto ad una dote, fornita loro dall\u2019ospedale.<br \/>\nSempre, comunque si portavano appresso il marchio figlio dell\u2019ospedale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Danilo Agliardi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due nuovi nati. Anzi, tre. Una breve pausa dopo l\u2019Angelus e le campane ripresero a suonare con quei rintocchi inconfondibili che annunciavano qualcosa di gioioso. 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