{"id":666,"date":"2012-08-06T13:42:02","date_gmt":"2012-08-06T12:42:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/wp\/?page_id=666"},"modified":"2014-08-07T09:30:26","modified_gmt":"2014-08-07T08:30:26","slug":"la-festa-di-san-filippo-neri","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/sito\/index.php\/storie\/tradizioni\/la-festa-di-san-filippo-neri\/","title":{"rendered":"La Festa di San Filippo Neri"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/tmpAB.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-715\" title=\"tmpAB\" src=\"http:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/tmpAB-929x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"281\" height=\"310\" srcset=\"https:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/tmpAB-929x1024.jpg 929w, https:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/tmpAB-272x300.jpg 272w, https:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/tmpAB.jpg 1167w\" sizes=\"auto, (max-width: 281px) 100vw, 281px\" \/><\/a>Possiamo facilmente immaginare\u00a0 quale fosse lo stato d\u2019animo del fabbriciere Giovanni Cornale, quando gli tocc\u00f2 l\u2019incombenza di andare\u00a0 dal parroco di Virle per dirgli di non venire, che non era persona gradita e che gi\u00e0 i Ciliverghesi avevano provveduto ad invitare altri sacerdoti, ovviamente non di Virle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era il 1754 ed eravamo nel pieno della guerra tra Ciliverghe e il parroco, ostinato oppositore alla divisione dei due paesi (o delle due parrocchie, che allora era pi\u00f9 o meno la stessa cosa). Gi\u00e0 abbiamo visto, nei numeri precedenti, i dissidi per i funerali. Ora la guerra si arricchisce di un altro capitolo, grazie al quale possiamo ricavare notizie interessanti su come veniva celebrata la festa del patrono San Filippo Neri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver rimuginato per tutto il tragitto, arrivato a Virle il Cornale non se la sent\u00ec di usare quel linguaggio cos\u00ec crudo che i suoi compaesani gli avevano, come si suol dire, messo in bocca. Facevan bello, loro, che se ne stavano a casa; la faccia, per\u00f2, ce la doveva mettere lui!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E fu cos\u00ec che escogit\u00f2 una patetica scusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli disse che, forse, non era il caso di cantar messa solenne, quell\u2019anno: ristrettezze economiche avevano impedito di acquistare la polvere da sparo per i soliti mortaretti, non avrebbero potuto organizzare il succulento pranzo per tutto il clero di Virle, che gli spettava di diritto\u00a0 dopo le funzioni religiose, la banda, poi, nemmeno a parlarne&#8230;. Piuttosto di far ridere la gente forestiera, concluse il Cornale, meglio fare a meno di festeggiare il patrono. Almeno per quell\u2019anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il parroco, Giuseppe Simoni, che non era per niente fesso, non credette nemmeno a una parola che aveva proferito quell\u2019imbarazzantissimo fabbriciere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E fu cos\u00ec che, nonostante fosse stato scoraggiato, ancora di buon mattino di quel 26 di Maggio 1754, si rec\u00f2 a Ciliverghe deciso ad andare\u00a0 fino in fondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appena arrivato, cerca dei fabbricieri e, naturalmente, il primo che incontra \u00e8 proprio il nostro Cornale. Subito gli chiede che gli vengano portati i paramenti sacri, perch\u00e9 lui, il parroco, non intende rinunciare alla messa solenne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era come se gli avessi dato una stilitata, scriver\u00e0 il prete nel suo diario. Il fabbriciere rispose che si sarebbe dovuto consultare con gli altri, se ne and\u00f2 e non si fece vedere per tutto il giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il curato (quello che, all\u2019inizio, aveva fatto buona impressione perch\u00e9 sembrava fosse dalla parte dei Ciliverghesi&#8230;) stava confessando le donne e c\u2019\u00e8 da giurare che avr\u00e0 fatto di tutto per allungare i tempi. Ma il parroco, il tempo ce l\u2019aveva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente, il curato diede l\u2019assoluzione all\u2019ultima peccatrice e non pot\u00e9 pi\u00f9 esimersi dal recarsi in sacrestia per aiutare il parroco. Fra i due ci fu un gelido silenzio e, terminata l\u2019operazione di vestizione, il curato se ne and\u00f2, senza farsi pi\u00f9 vedere, pure lui, per tutto il giorno. Vedremo poi dove finiranno tutti&#8230; Arrivano, nel frattempo, a dan man forte al parroco gli altri sacerdoti di Virle per la concelebrazione ed arriva pure l\u2019ora della messa solenne. Oddio, proprio solenne&#8230;: mancava la musica, mancavano i paramenti e mancavan pure le candele. S\u00ec, perch\u00e9, appena prima che iniziasse la funzione, i fabbricieri andarono a spegnere le quattro candele che ardevano sull\u2019altare e se le portarono via\u00a0 perch\u00e9, quelle, eran loro. Dei fedeli\u00a0 presenti, molti abbandonarono la Chiesa e se ne andarono anch\u2019essi a raggiungere il Cornale e il curato. Nemmeno la presenza di un amministratore del Comune (di Virle), il quale ordin\u00f2 al sacrestano di tirar fuori dagli armadi le candele che usavano per recarsi dai moribondi per il viatico, riusc\u00ec a procurare al povero prete due dita di moccolo: per tutta risposta, il sacrestano se ne and\u00f2 pure lui, non facendosi pi\u00f9 vedere, pure lui, per tutto il giorno. Buon per il parroco che ci fosse presente il presidente di una delle tante congregazioni, che era di Virle, e che aveva le chiavi del cassetto dove si trovavano le candele dei<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">confratelli ciliverghesi. A questo punto, per\u00f2, i fabbricieri portano via i candelabri e a quei<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">poveri preti non rimane che concelebrare tenendo ognuno la sua candela in mano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 Visto che avevano celebrato, sia pure in modo rocambolesco, la messa, erano pure decisi a non tornare a Virle a stomaco vuoto e furono fortunati nel trovare una buona anima che li ospit\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201c&#8230;mi portai col mio clero di Virle non alla casa del curato, che gi\u00e0 erasi absentato, ma in casa di persona benevola, e tutta del nostro partito, da cui benignamente accolti, godemmo con giocondit\u00e0 il nostri pranzo provveduto per\u00f2 a spese nostre comuni, senza arrecar al buon ospite altr\u2019incommodo, che del suo alloggio&#8230;\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma che fine avevano fatto il Cornale, il curato, il sacrista e tutti gli altri? Ce lo dice il parroco stesso: <em>\u201c&#8230;si erano portati tutti ad un fenile, lontano da detto Oratorio\u00a0 di San Filippo un miglio e forse pi\u00f9, per dar pranzo, per quanto mi vien suggerito, a quei sacerdoti forestieri ch\u2019erano stati invitati con le loro messe&#8230;\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se non lo specifica, \u00e8 facile immaginare che quel fenile di cui parla doveva essere il portico del caseggiato ad Est della Villa Mazzuchelli e le messe dovevano essere state celebrate nell\u2019Oratorio del conte Giammaria, grande patrocinatore della causa ciliverghese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto il parroco aveva terminato di pranzare in casa della buona pecorella (o del ruffiano traditore, a seconda dei punti di vista): sullo stomaco per\u00f2, oltre al cibo, gli doveva essere rimasto anche l\u2019onta dell\u2019offesa. E decide di non mollare. Si avvicina l\u2019ora dei Vespri ed impone al campanaro di avvisare mediante il suono delle campane. Ai primi rintocchi, anzich\u00e9 i fedeli, si fa avanti un Albini, detto Boccone, il quale era di tutt\u2019altra pasta rispetto al Cornale. Fucile in spalla, si avvicina al campanile gridando al campanaro di smetterla di suonare e minacciandolo di morte, ma questi, prudentemente, era salito pi\u00f9 in alto possibile, chiudendo a chiave la porta. Spalleggiato da altri, anch\u2019essi armati di fucile, si mette davanti all\u2019ingresso della Chiesa per scoraggiare eventuali fedeli<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ad assistere ai Vespri. In quel clima, e con la chiesa vuota, si\u00a0 \u00e8 celebrata la funzione. Terminata, finalmente il clero virlese se ne va. Non senza, per\u00f2, aver subito altre ingiurie da parte di quelli del luogo. E c\u2019\u00e8 da dire che gli and\u00f2 ancora bene. Un paio di settimane pi\u00f9 tardi, quando la stessa situazione si ripeter\u00e0 con la festa del Corpus Domini (era il 13 di Giugno), le invettive sfoceranno in violenze: un ciliverghese (non sappiamo se l\u2019Albini o altri) penser\u00e0 bene di colpire con il calcio del fucile il carrettiere che aveva accompagnato in paese il parroco. E la ritirata, in quell\u2019occasione, sar\u00e0 ben pi\u00f9 tragica, e umiliante, rispetto a quella relativa alla festa del Patrono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin qui, la cronaca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo, per\u00f2, con l\u2019aiuto di altri documenti trovati nell\u2019archivio parrocchiale di Ciliverghe, di conoscere meglio come i nostri antenati celebravano la festa di San Filippo Neri\u00a0 e di ricostruire gli aspetti pi\u00f9 salienti. Cominciamo, intanto, con lo sfatare un luogo comune che certe pubblicazioni,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">sponsorizzate in questi anni dall\u2019amministrazione comunale di Mazzano, hanno inventato. Non \u00e8 vero che la scelta di San Filippo Neri, quale patrono del paese, fosse un atto di riconoscenza verso la famiglia Mazzuchelli, che aveva un religioso, Ettore, padre dell\u2019ordine filippino. La nostra chiesa risulta dedicata al santo gi\u00e0 nella visita pastorale del vescovo Dolfin, nel 1702. I Mazzuchelli arrivano a Ciliverghe vent\u2019anni dopo, nel 1722. Dalla cronaca del parroco, fatta nel 1754, risulta che gi\u00e0 da molti anni gli abitanti del paese celebravano solennemente la festa del patrono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201c&#8230;essere stato continuato uso di celebrarsi dal parroco\u00a0 (di Virle) messa solenne nell\u2019Oratorio di San Filippo in Ciliverghe, il giorno della sua festa con l\u2019intervento di tutto il clero di Virle, coll\u2019applicazione delle loro messe ad onore del Santo, passandoli alli medesimi da codesti deputati l\u2019elemosina di soldi 50 per cadauno, di quattro lire al parroco, oltre un succinto pranzo dato a tutti, quel giorno, dal curato. Come pure l\u2019uso d\u2019esponere quella mattina il Venerabile fino dopo la terminazione della Messa solenne; dopo il pranzo, poi, cantare li sacri vespri compagnando tutte queste funzioni sacre con spari di mortaretti e talvolta con trombe e tamburi insieme&#8230;\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esposizione del Venerabile, naturalmente, era la reliquia di san Filippo, contenuta in una teca, che gi\u00e0 la Chiesa possedeva e che verr\u00e0 ufficialmente riconosciuta come autentica nel 1758.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La statua del santo, invece, non c\u2019era, perch\u00e9 ancora nel 1895 i Ciliverghesi erano costretti a prenderla a nolo per una somma di cinque lire.(A.p.C., tit. V, cl.8, F. 8, cart. 5) Dai bilanci del 1808 (che sono i pi\u00f9 antichi conservati in archivio) fino all\u2019anteguerra, la voce spese per la festa del patrono appare tutti gli anni. Gi\u00e0 da allora, era prevista una mancia per l\u2019organista e il levamantici (l\u2019organo era stato installato alla fine del \u2018700) e per il sacrestano, il quale doveva addobbare la chiesa servendosi di materiale in parte preso a nolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non mancava, poi, l\u2019aspetto profano: spari di mortaretti, suono della banda, bancarelle, giostre&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si poteva, di certo, farsi rider dietro dalla gente che veniva dai paesi vicini, come aveva detto il fabbriciere Cornale, organizzando una festa in sordina, magari meno eclatante di quella che facevano gli odiati Virlesi o quelli di Molinetto (a proposito: ma l\u2019avranno fatta ancora la festa, quelli di Molinetto, per il loro patrono? Boh!) Alla faccia dell\u2019umilt\u00e0 e dello spirito filantropico tipico di San Filippo Neri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito di San Filippo: siamo sicuri che i Ciliverghesi del passato e quelli del presente conoscano la vita di questo santo e la sua opera? A questo punto, per\u00f2, poco importa: ci pensi don Luigi a scrivere due righe a parte, se proprio ci tiene.La cosa importante \u00e8 stata quella aver fatto vedere a quelli di Virle che quelli di Ciliverghe, quando qualcuno pesta loro i piedi, non sono disposti a porgere l\u2019altra guancia. Con buona pace dell\u2019amore verso il prossimo, predicato dai santi..<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Possiamo facilmente immaginare\u00a0 quale fosse lo stato d\u2019animo del fabbriciere Giovanni Cornale, quando gli tocc\u00f2 l\u2019incombenza di andare\u00a0 dal parroco di Virle per dirgli di non venire, che non era persona gradita e che gi\u00e0 i Ciliverghesi avevano provveduto ad invitare altri sacerdoti, ovviamente non di Virle. 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