{"id":771,"date":"2012-08-09T08:16:27","date_gmt":"2012-08-09T07:16:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/wp\/?page_id=771"},"modified":"2012-08-09T08:16:27","modified_gmt":"2012-08-09T07:16:27","slug":"le-rogazioni","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.parrocchiaciliverghe.it\/sito\/index.php\/storie\/tradizioni\/le-rogazioni\/","title":{"rendered":"Le rogazioni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la guerra, intendiamo quella del &#8217;40-&#8217;45, molti aspetti della nostra cultura popolare sono scomparsi per lasciare il posto, con la \u201cricostruzione\u201d, ad un nuovo modello di societ\u00e0, sempre pi\u00f9 lontana da quella civilt\u00e0 contadina che ha caratterizzato, per secoli, la nostra cultura.<br \/>\nAnche le rogazioni hanno dovuto pagare il loro pegno.<br \/>\nVediamo di che cosa si trattava, basandoci sulla testimonianza di chi le ha vissute di persona.<br \/>\nAi primi di Maggio, per tre giorni consecutivi, la gente si alzava di buon\u201fora per assistere alla messa mattutina delle sei, dopo di ch\u00e9 il prete, alla testa del corteo, si recava ai confini del paese per la benedizione dei campi e per implorare il Signore, la Madonna e i Santi affinch\u00e9 proteggessero la comunit\u00e0 dalla carestia, dalla peste e dalla guerra.<br \/>\n\u201c<em>Libera nos a fame, peste et bello<\/em>\u201d recitava il sacerdote quando, arrivato all\u201fangolo di una strada, si fermava per benedire i campi, che in quel periodo erano nel pieno rigoglio.<br \/>\nPoi il corteo proseguiva e il prete riprendeva le rogazioni, cio\u00e8 le invocazioni a tutti i santi, citati uno per uno, ad ognuna delle quali i fedeli rispondevano con un \u201c<em>ora pro nobis<\/em>\u201d. Alla fine, si faceva ritorno alla chiesa e il corteo si scioglieva.<br \/>\nA Ciliverghe, il primo giorno, il corteo si recava in terza contrada per poi tornare alla chiesa passando dalla seconda. Per l\u201fattraversamento della ferrovia non c\u201ferano problemi, in quanto avevamo un casellante sia all\u201finizio della terza contrada che alla fine della seconda. Nel secondo giorno si ripeteva il tragitto che tutt&#8217;ora si segue per la processione di san Rocco, ovvero la prima contrada, gli Scaletti e via san Rocco.<br \/>\nIl terzo giorno, toccava ai Finiletti e alle Bettole.<br \/>\nPersone ce n&#8217;erano, nonostante l&#8217;orario mattutino. Anzi, si iniziava di buon mattino proprio per consentire ai fedeli, soprattutto ai contadini, che erano i principali interessati, di tornare presto ai lavori quotidiani. Non mancavano mai i Lonati, i Sangal\u00ec, che erano i fattori della famiglia Strada (e non i Sangaletti, arrivati da noi dopo la guerra), i Filippini della Rezzadella, i Massardoni, i Guglielmi, i Molteni, i Benedetti\u2026<br \/>\nLa loro partecipazione equivaleva ad una forma di assicurazione\u2026celeste.<br \/>\nCome tutte le assicurazioni, per\u00f2, c&#8217;era un premio da pagare: ogni domenica mattina, delle ragazze passavano nelle varie fattorie per la raccolta delle uova e nessuno dei contadini faceva mancare la propria generosit\u00e0. Il resto del premio assicurativo, che era la parte pi\u00f9 consistente, lo si versava a fine Ottobre, in occasione della \u201cFesta del ringraziamento\u201d: in base al raccolto, i nostri contadini versavano al parroco sacchi di grano e quant\u201faltro la terra aveva prodotto.<br \/>\nIl rito delle rogazioni (il termine deriva dal verbo latino \u201crogare\u201d, che significa chiedere con passione) \u00e8 molto antico e risale alla fine del &#8216;600. Ancora oggi possiamo vedere dei segni concreti di questa tradizione: sono le croci di confine, dette anche croci bianche.<br \/>\nAi confini del paese si fissavano delle croci di pietra e qui si soffermava il corteo per la benedizione dei campi. Da noi ne \u00e8 rimasta ancora una, dopo la Fassa, prima della strada del boscone, nel luogo che ancora oggi gli anziani chiamano \u201c<em>la crus bianca<\/em>\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo la guerra, intendiamo quella del &#8217;40-&#8217;45, molti aspetti della nostra cultura popolare sono scomparsi per lasciare il posto, con la \u201cricostruzione\u201d, ad un nuovo modello di societ\u00e0, sempre pi\u00f9 lontana da quella civilt\u00e0 contadina che ha caratterizzato, per secoli, la nostra cultura. 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