San Valentino

Il fantasma del Monte

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Pericoloso scherzare coi santi. Tanto più se vogliamo imbrogliarli, fingendo di dedicare loro addirittura una chiesa, ma facendo poi scolpire su una lapide, accanto alla porta, il nome del vero destinatario della dedica.
é quello che , più o meno, è successo nei primi anni del ‘900, quando Giovanni Beccagutti chiede alla Curia di cambiare nome alla chiesetta del Monte: non più dell’Assunta, ma di san Valentino.
Il Beccagutti era un ricco signore di Breno, che aveva palazzi in città. Tra il 1899 e io 1901 acquista da Pietro Della Vita l’intero stabile del Monte con relativi terreni. Ma non dimorerà per molto. Gia nel 1901 affitta l’intera proprietà agli spazzini, i cugini Egidio e Carlo, i quali poi, nell’immediato dopoguerra, provvederanno all’acquisto.
Nonostante la breve permanenza, però, trova il tempo per chiedere alla Curia l’ennesimo cambio di nome della chiesetta attigua al palazzo: da Corpo di Cristo, come si chiamava nel 1500, era diventata Sangue di Cristo, poi Santa Maria della Neve, infine, nel 1800, dell’Assunta.
Chiede ed ottiene di dedicarla a san Valentino.
Sbaglieremmo, però, se pensassimo ad un atto di devozione del Beccagutti verso il vescovo di Terni. In realtà, il Valentino al quale lui pensava era il figlio, morto suicida a ventisei anni, nel 1892.
Non riusciva a darsi pace. Tanto più che era l’unico maschio, perchè la seconda era una femmina, Angelina. Non poteva però chiedere al vescovo di dedicare la chiesetta ad un peccatore: a quei tempi, i suicidi nemmeno avevano diritto alla sepoltura in un terreno consacrato.
Ecco, quindi, il motivo della scelta del santo protettore degli innamorati.
Ottenuto il permesso del cambio di dedica, il Beccagutti fa murare una pietra, accanto alla porta dell’ingresso, sulla quale, spudoratamente, fa scolpire la sua vera intenzione: ‘ dedicato a Valentino Beccagutti ‘.
Santo o un suicida, per tutto il secolo scorso la chiesetta sarà uno dei luoghi più amati e meglio ricordati dai Ciliverghesi e nessuno, nemmeno gli Spazzini, oserò toccare quella lapide.Ma siamo proprio sicuri che nessuno l’abbia mai toccata?
Nel 1988 un pronipote di Giovanni Beccagutti, il dottor Ferraro, passando nei pressi di Ciliverghe, fa una puntata sul Monte, per vedere l’antica proprietà di famiglia. Ad attirare la sua attenzione è la lapide con la scritta: dedicato a Valentino Beccagutti.
Lo colpisce il fatto che la dedica sia al maschile e non al femmi9nile, come ci si potrebbe aspettare, visto che si tratta di una chiesetta.
Cinque anni dopo, nel 1993, ritorna sul luogo e, con suo grande stupore, scopre che il ‘ dedicato ‘ è diventato ‘ dedicata ‘.
Il dottor Ferraro, conoscitore di scienze occulte e di fenomeni paranormali, va in fibrillazione.
Chiede un pò in giro se qualcuno abbia cambiato di sua spontanea volontà la pietra, ma con esito negativo. Tornato a Genova, dove abitava, non si dà pace. Scrive al Comune di Mazzano.
Allora, assessore alla cultura era Raffaello Bonetti, il quale non sapeva più come uscirne.
Dopo alcuni mesi, Bonetti gli telefona, dicendogli che non gli risultava che qualcuno avesse toccato la lapide e, nel corso del colloquio, gli scappa di dire che l’intestazione era: ‘ in memoria di Valentino-Beccagutti’.
Non l’avesse mai detto!
Ferraro si precipita a Ciliverghe e nota che non solo è cambiata di nuovo la dicitura, ma la dedica, ora, è disposta su tre righe, mentre prima era su due soltanto.
Non ci credereste, ma fa eseguire una perizia ad un esperto marmista di Virle, Renato Ventura, il quale scrisse in una relazione che sarebbe stato impossibile apportare le modifiche alla lapide senza staccarla dal muto. Ma l’intonaco, sostenne un esperto muratore, non era affatto recente.
Davvero un dilemma.
Ma non per lui che, esperto di fenomeni paranormali, aveva già trovato la sua spiegazione..
E qui ci fermiamo anche noi perchè, da questo punto in avanti ognuno può pensare ciò che vuole.
Che sia tutta una suggestione di una persona già di per sè disposta a vedere l’anormale anche nelle cose più normali? Può darsi, ma anche Bonetti, che non mi risulta fosse amante del paranormale, ammise che c’era stato un cambiamento.
Eppoi, la perizia che escludeva la possibilità di operare incisioni senza staccare la pietra, quando invece l’intonaco non aveva alcun segno di novità.
Non credo per mia natura ai fantasmi.
Però, a volte, mi chiedo se non siamo esagerati nel nostro realismo, un pò superbo e un pò snob.
Che male cè in fondo lasciare uno spiraglio aperto al soprannaturale?
A volte la fantasia rivendica anch’essa il diritto di esistere.
Ed è così che mi piace, nelle notti buie e tempestose, quando il vento sconquassa gli ippocastani sul Monte, immaginare il fantasma del giovane Valentino che, salito dalla viscere della terra, vaga attorno alla chiesetta, senza poterci entrare.
Si ferma sulla porta, perchè i fantasmi delle anime dannate non possono entrare in un luogo sacro.
Ed allora si vendica, cambiando le parole della lapide, quasi a ribadire che se l’interno appartiene al Valentino vescovo di Terni, l’esterno appartiene a lui, a Valentino Beccagutti.

Danilo Agliardi

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